IL CONSIGLIERE "CUMUNISFORZISTA" DI NAPOLI!!!
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IL PdCI nazionale scopre improvvisamente la "questione morale",finalmente come questione politica.
Peccato che sovverta completamente i fatti riguardo l'affair DE SIMONE.
Il consigliere comunale ora arrestato fu presentato,con tanto di accettazione di candidatura e certificato elettorale,dal consigliere uscente,e poi rieletto Fellico,fedelissimo di Diliberto,ma più per la verità di Bassolino.
A sua volta il De Simone era stato a lui sottoposto dal consigliere regionale PdCI Scala,su pressioni di un consigliere regionale di Forza Italia,in odore intenso di camorra. Il gruppo dirigente della federazione di Napoli,per altro responsabile di un ottimo risultato elettorale,che superava il PRC anche senza i voti inquinati di De Simone,denunciò immediatamente l'odiosa e sporca operazione all'allora segretario regionale De Angelis,e direttamente allo stesso Diliberto,che non solo fecero orecchio da merante,rifiutando di adottare drastiche misure verso il Fellico,ma coprirono l'operazione l'operazione permettendo al costituendo gruppo comunale,composto appunto dal Fellico e da Sannino,di accogliere tra tra le sue fila il De Simone come risulta dalle cronache giornalistiche dell'epoca e dagli stessi atti formali del Consiglio Comunale,compresa una lettera diretta del Segretario federale al Presidente dell'organo,invitando appunto a non accettare la richiesta di adesione del soggetto.Il Presidente del C.C:di Napoli ritenne però di ascolatare i due consiglieri (dilibertiani)e non il segretario della federazione(persona perbene).
la situazione fu tanto chiara che i compagni del gruppo dirigente,quello che sarà appunto azzerato per aver posto questa come altre questioni di immoralità nel PdCI e nel centrosinistra di Bassolino,furono minacciati personalmente e gravemente dal losco figuro.
Per sfortuna di Diliberto e del suo fido Licandro risultano agli atti le denunce alla magistratura avanzate nell'estate del 2006,riguardanti appunto le attività del De Simone,il quale si separerà dal gruppo consiliare PdCI solo per sua volontà e per chiedere di aderire a Forza Italia (gettando così la maschera di amico di Cosentino,Martusciello e di un tale Pesacane,che infatti lo accolsero calorosamente.
Il gruppo dirigente nazionale rifiutò invece di investire il parlamento sul sicuro episodio di frode elettorale e di intraprendere serie iniziative giudiziarie.
Del resto il De Angelis ed il Regionale,gli unici abilitati a intraprendere iniziative disciplinari,rifiutarono di avviare procedure contro Scala e Fellico,anzi li difesero a spada tratta. La stessa cosa avvenne per altri episodi,a partire dai fattacci legati alla costruzione dell'Interporto di Marcianise,alle vicinanze ed ai favori personali elergiti da Romeo a dirigenti di partito.I nodi stanno venendo al pettine,peccato che ormai il PdCI non esiste più,nel concredo ma sopratutto nella coscienza dei lavoratori.
Forse bisognerà andarlo a scovare in qualche loggia segreta...
Di Aniello Cuomo
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